Custodi della nostra felicità

 

 

Se un amico ci ponesse tra le mani un oggetto molto prezioso dicendoci: - Fai attenzione, non romperlo e non smarrirlo: sarebbe la fine per me. Abbine cura! -

Come ci sentiremmo?

Credo ci  sentiremmo investiti da una grossa responsabilità, preoccupati, ansiosi e alla continua ricerca di un posto sicuro per quell’oggetto, col rischio di romperlo o di smarrirlo, proprio per un eccesso di zelo. Vivremmo il nostro rapporto con quell’amico come un peso troppo grande, verrebbe a mancare la serenità.

Bene, la stessa cosa accadrebbe se noi ponessimo un oggetto molto prezioso nelle mani di un’altra persona.

Immaginiamo che quell’oggetto prezioso sia la nostra Felicità. Riporre la propria Felicità nelle mani degli altri non giova né a noi, né agli altri. La Felicità è qualcosa che dobbiamo custodire noi stessi e saperla condividere, ma mai affidarla completamente nelle mani degli altri, altrimenti dipenderemmo da quel “qualcuno” nelle cui mani l’avremmo riposta. Condividendola si moltiplica, affidandola agli  altri si potrebbe perdere.

Ognuno deve essere felice da sè. Non devono essere gli altri a renderci felici o infelici, nè deve essere nostra la responsabilità della felicità degli altri. Non deve dipendere nemmeno dagli  oggetti, nè da un luogo piuttosto che un altro. Ognuno deve essere il “custode” esclusivo della propria felicità. Gli altri aggiungono momenti gioiosi o tristi alla nostra felicità già esistente. Solo così si assapora la vera, autentica felicità.

(© Alessia S. Lorenzi da”Passeggiata tra le nuvole sorvolando il Mare”)

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