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IL TEATRINO DELLA POLITICA

Il teatrino della politica è cominciato.

Non amo molto parlare di politica e non lo farò nemmeno adesso. Mi piace però osservare i metodi e le strategie, a volte nascoste altre palesemente evidenti, di travisamento della realtà e di soppressione o occultamento di notizie che potrebbero rendere più limpida e trasparente la situazione politica.

Schemi collaudati posti in essere da “registi” esperti per rendere tutto perfettamente bello e assolutamente diverso dalla vita vera.

Ed ecco il teatro apre le porte a tutti gli italiani: ora brillante commedia, ora triste sceneggiata, ora tragica rappresentazione.

Pronti a tutto pur di arrivare.

Ed ecco scorrere sui social  pagine sponsorizzate da Tizio per la città X o Caio e Sempronio uniti per la città Y...E poi  trasmissioni televisive in cui “l’onestà” del partito A si contrappone alla "presunta corruzione" del partito B. E ancora il conduttore Z che parteggia per il partito C e lo dà palesemente a vedere; l'unica a non comparire e la "Realtà vera" che viene nascosta, travisata, offuscata, calpestata dalle esigenze della politica...Infine tutti gli italiani, stanchi di questo teatrino, che vorrebbero essere considerati persone e non "voti da raccogliere", vorrebbero maggiore lealtà da parte di tutti o, in alternativa, preferirebbero sicuramente la rappresentazione di una sana e autentica tragedia greca o di un'irresistibile commedia di Eduardo.

(Alessia S. Lorenzi  - Riproduzione riservata)

GLI "ALTRI"....

Spesso, quando si parla di argomenti di attualità, di situazione politica, di crisi economica, di violenza o altro, ci si scorda di essere parte integrante di questa società che tanto critichiamo e di cui tanto ci scandalizziamo.  Ognuno di noi dovrebbe sentirsi “responsabile” di ogni furto, di ogni stupro, di ogni frode ai danni dei cittadini o dello Stato. Ognuno dovrebbe sentirsi, quindi,  non solo offeso e indignato, ma “autorizzato”  ad agire,  dovrebbe sentirsi colpito e invitato a contribuire al miglioramento della società stessa.  Perché dalle piccole cose si costruiscono le grandi, dai piccoli gesti, nascono le grandi azioni. Non sentiamoci solo in diritto di “parlare”.

Facile condannare un atteggiamento, facile puntare il dito, a volte senza nemmeno conoscere i fatti, perché è più semplice giudicare che comprendere. Più semplice condannare che rimboccarsi le maniche e darsi da fare per contribuire a invertire la rotta.

Non diamo sempre la colpa a “gli altri”.

 “Gli altri”  sbagliano, “gli altri” rubano, “gli altri”, “gli altri”....sempre colpa de “gli altri”....

A volte, per capire cosa sia più giusto fare sarebbe bene ricordare che, a volte, anche noi siamo “gli altri”, anche noi siamo quegli "altri" e non ce ne rendiamo conto. Solo dopo aver compreso ciò, si può esprimere un’opinione, si può porre in essere un’azione che serva a qualcosa...il “parlare” e basta non produce nulla, le” chiacchiere da bar” servono solo a....nulla. Sono come le bolle di sapone...

(© Alessia S. Lorenzi -  Riproduzione riservata)

 

 

Commenti

 Paolo Borsellino (19 gennaio 1940 - 19 luglio 1992)

 

Vorrei spendere due parole su Paolo Borsellino, uomo eccezionale che aveva saputo mettere il dovere di verità al primo posto, prima ancora della sua stessa vita. 

Paolo Borsellino e Giovanni Falcone:  due grandi magistrati  che sono stati uccisi dalla mafia,  almeno così abbiamo sempre sentito dire. Quella “mafia”, bestia nera della Sicilia e dell’Italia intera. Quella “Cosa” che si nasconde dovunque, sì proprio dovunque: nelle campagne, nei luoghi deserti e lontani dalle città, in casolari vecchi e cadenti e in tutti i posti più impensati. E lo Stato? Nello Stato non c’è? Siamo abituati a sentire che  la mafia  è “quel ragazzo col giubbotto in pelle nera, che con moto  e casco”  tira fuori la pistola ed  elimina questo o quel personaggio scomodo, fuggendo tra la folla e seminando scompiglio in  qualche strada del centro e in pieno giorno. Mai immaginiamo che uno in giacca e cravatta che occupa un posto rispettabile nella politica, sia coinvolto in qualche attività mafiosa. No, non è nell’immaginario comune. Eppure lo stesso Paolo, il grande Paolo Borsellino, diceva “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.” Lo sapeva bene lui che continuava a dire: “C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto.

No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali.”

Eppure “loro”, gli uomini di una "certa" Politica, sono pronti a commemorare questi nostri grandi uomini, vittime della Mafia. Ma non ci dicono altro, non ci dicono esattamente quello che in quegli anni accadeva e perché mai Paolo dicesse con amarezza: “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d'accordo.”

Questi uomini in giacca e cravatta che circolano in auto superprotette, che ci parlano di economia, di come far aumentare il tasso di occupazione, di proposte di legge per sconfiggere questo o quel male sociale, dimenticano di dirci che lo Stato a volte, ha fatto dei compromessi che sono costati la vita a tante persone che avevano una sola colpa: volere chiarezza.

Forse toccherebbe più a noi, persone semplici,  andare in giro a commemorare e a parlare col cuore di questi uomini che avevano il grande desiderio  di combattere la corruzione della politica, di portare a galla il freddo  “connubio”  tra Stato e mafia e che hanno dato la vita per questo.

Intanto il machiavellico “motore” della politica italiana, va avanti e noi ci sentiamo inermi davanti a tutto ciò e forse ci stiamo abituando ad accettare passivamente questa realtà. Ma non dovremmo. Dovremmo piuttosto ricordare le sue parole, più attuali che mai: “La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

(Alessia S. Lorenzi - Riproduzione riservata)

 

Elena Ceste e lo "sconvolgente" marito - padrone

 

Qualche giorno fa avevo pubblicato questa frase:

“Siate sempre vicino alle persone cui volete bene, ma alla distanza giusta per non soffocarle, con l’orecchio attento per accorrere in loro aiuto, con un carico di dolcezza  e  tenerezza per farli sentire amati. Sbarazzatevi della gelosia: è una cattiva consigliera. E poi munitevi di tutta  la sincerità di cui siete capaci per coltivare e far crescere il fiore della fiducia.  Sappiate stare lontano, molto lontano,  dall’ipocrisia.”

(© Alessia S. Lorenzi da ”Passeggiata tra le nuvole sorvolando il Mare”)

 

Tantissimi hanno compreso il senso del messaggio che è di amore. Ma non l’amore solo di due corpi che, con passione, dichiarano di amarsi....no, l’Amore, quello con la A maiuscola, quello di cui molti sentono parlare, ma in tutta la vita non hanno mai la fortuna di incontrare. Qualcuno ha detto: No, ma che assurdità, come si fanno a scrivere queste cose!! L’amore deve soffocare, deve essere gelosia, deve essere appiccicoso....Per fortuna non tutti la pensano così. Perché l’amore deve essere libertà, non libertà di fare qualsiasi cosa, ma libertà di svegliarsi al mattino, guardare la persona che si ha accanto e sceglierla ogni giorno, senza costrizioni, senza “guinzagli”. Libertà di poter andar via, ma decidere di rimanere perché si è innamorati. Questo è l’amore!

La povera Elena Ceste sapeva cosa significava “amore” ossessivamente morboso. Ho volutamente virgolettato la parola amore, per sottolineare l’ambiguità di quel sentimento. Quelli  non sono amori...sono amori malati...Soffocare di gelosia una persona che dici di amare, impedirle di uscire....francamente mi sembra un paradosso. La povera Elena non poteva nemmeno  muoversi, senza essere sospettata dal marito di tradimento. Quando non doveva accompagnare i figli a scuola, il marito le bloccava l’assicurazione dell’auto....”L’ho raddrizzata” diceva ai figli, screditando anche la figura della moglie. A voi sembra un marito innamorato o piuttosto uno che considera di “sua proprietà”, una donna, come se si trattasse di un oggetto? E non mi venga a dire qualcuno che quel “sei mio o sei mia” che un innamorato/a pronuncia stanno ad intendere “sei di mia proprietà”... Hanno un significato molto più alto. Significa semplicemente “il tuo amore è rivolto solo a me e il mio amore è per te”, è un senso di appartenenza diverso, non va inteso nel senso letterale di “proprietà”. Quella gelosia esagerata, quell’essere appiccicosi, quell’attaccamento morboso, quella violenza contro l’”amato/a” che cerca di liberarsi da quelle “strette soffocanti”, non sono mai alla base di un amore vero. MAI.

La povera Elena veniva anche picchiata per le stupide ossessioni del marito...Lascio a voi le conclusioni sul vero significato dell’Amore.

State attente donne, non sopportate situazioni così pericolose!

(Alessia S. Lorenzi - Riproduzione riservata)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non condivido ciò che dici, ma...

Immagine reperita dal web Immagine reperita dal web

 

“Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo”.. Questa frase, attribuita da alcuni studiosi a  Voltaire, rende perfettamente l’idea su cosa significhi libertà di espressione.

In questo periodo in cui questa  libertà rischia di essere compromessa  irrimediabilmente, mi piace  rammentare alcune riflessioni di autorevoli personaggi su questo importante diritto. Ovvio che l’abuso di qualsiasi diritto diventa lesione dei diritti di altri, ma questo meriterebbe un discorso molto più ampio; sta di fatto che l’azione compiuta dai terroristi contro la redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo, è un atto spregevole di grande crudeltà oltre che  intimidatorio nei confronti di tutte le redazioni di giornali che ogni giorno lavorano per informare, intervistare, commentare fatti di attualità o fare satira. Bisogna stare attenti però perchè  " Una matita spezzata si trasforma in due matite che scrivono, due matite spezzate diventano quattro matite che scrivono..."

 

 

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“La maggioranza di noi sente che non possiamo essere liberi senza giornali, ed è questo il motivo per cui vogliamo che i giornali siano liberi.”

(Edward R. Murrow)

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 “La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, ed essa non può essere limitata senza che vada perduta.”

(Thomas Jefferson)

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“La parola è la civiltà. La parola, anche la più contraddittoria, mantiene il contatto – è il silenzio che isola.”
(Thomas Mann)

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“Quando la verità non è libera, la verità non è vera.”
(Jacques Prévert)

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“Continueremo a informare, a fare inchieste, a intervistare, a commentare, a pubblicare e a disegnare su tutti i soggetti che ci sembrano legittimi, in uno spirito di apertura, di arricchimento intellettuale e di dibattito democratico. Lo dobbiamo ai nostri lettori. Lo dobbiamo alla memoria di tutti i colleghi assassinati. Lo dobbiamo all’Europa. Lo dobbiamo alla democrazia.”
(editoriale comune di alcuni giornali europei dopo il sanguinoso attentato terroristico presso la redazione di Charlie Hebdo)

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(A cura di Alessia S. Lorenzi - Riproduzione riservata)