NATA IL 21 MARZO A PRIMAVERA

Alda Merini: per molto tempo considerata una pazza, è invece poetessa di vita, di amore e di speranza

 

 

Nata il 21 marzo del 1931,  “insieme alla primavera” come era solita dire, Alda Merini frequenta la scuola e, nello stesso tempo inizia lo studio del pianoforte, strumento che ama particolarmente.

Inizia a scrivere molto presto. Appena adolescente la sua scrittura viene notata dal prof. Spagnoletti che, nel 1950 inserisce  in un’Antologia, due poesie di Alda appena diciassettenne.

Dalla metà del Novecento è diventa una delle voci più amate della poesia. Ha sofferto molto, Alda Merini, nella sua vita; ha vissuto il dolore del manicomio e la tortura dei di tanti elettroshock che le sono stati inflitti.

La poesia è stata forse per lei l’ancora che l’ha tenuta legata alla vita, che le ha impedito di naufragare in quel mare di tormenti che spesso l’hanno avvolta nei continui e lunghi ricoveri.

Ho bisogno di poesia,

questa magia che brucia la pesantezza delle parole,

che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.”

Ha vissuto di poesia e, come dicevo, anche grazie alla poesia e alla  fede. Spesso non riusciva nemmeno a comprendere il senso stesso della vita.

“La vita non ha senso, anzi è la vita che ci dà un senso, sempre che noi la lasciamo parlare. Perché prima dei poeti, parla la vita. Dobbiamo ascoltarla.”

Lei stessa affermava di non capire fino in fondo il senso della propria poesia e  spesso si abbandonava al  sogno che le restituiva una vita normale e un divertimento gioioso che, purtroppo,  lei aveva perso troppo presto. Le alleviava la sofferenza che la realtà  portava con sé.

“I grandi poeti parlano come venissero dall’aldilà e per parlare da uno stato di morte bisogna prima morire. Da un’esperienza di morte come quella del manicomio bisogna uscire per parlarne poi da vivi”.

Quando scriveva riusciva a entrare nella sua anima tirando fuori i sentimenti più nascosti. Della poesia diceva “È una forza che nasce in me, come una gravidanza che deve essere portata a termine”.

Amava essere definita poetessa di vita e non la  poetessa della pazzia come la considerava qualcuno.

“Ho parlato del manicomio perché era il luogo in cui vivevo in quel periodo”.

La prima volta che la poetessa entrò in manicomio era molto giovane. Fu rinchiusa senza che ne sapesse niente. Una cosa orribile per lei, soprattutto se si considera la sua  giovane età. “Quando mi ci trovai nel mezzo credo che impazzii sul momento stesso in quanto mi resi conto di essere entrata in un labirinto dal quale avrei fatto fatica ad uscire. Improvvisamente, come nelle favole, tutti i parenti scomparvero”.

“Avevo due figlie e qualche esperienza alle spalle, ma il mio animo era rimasto semplice, pulito, sempre in attesa che qualcosa di bello si configurasse al mio orizzonte”

Aveva provato  a parlare col marito delle sue difficoltà, della stanchezza che a volte “intorpidiva la mente”, ma lui non comprese il suo disagio  e così il suo esaurimento si aggravò.

Parlando del suo primo ricovero a Milano, Alda ci descrive  la  condizione in cui vivevano i malati prima della legge Basaglia (che impose la  chiusura dei manicomi),   le umiliazioni, le violenze, le vere e proprie vessazioni che venivano inferte da medici e infermieri, forti  solo della loro “normalità” contrapposta alla presunta “pazzia” dei ricoverati.

La sua vocazione artistica, che era stata tenuta “al guinzaglio” dai problemi che doveva affrontare nella vita di tutti i giorni, esplode consentendole di trovare una sua dimensione e un po’ di celebrità che le procura anche dei dispiaceri .“Il poeta va incontro a invidie, paure, ricatti, delusioni. La vita ti fa pagare il successo; gli ignoranti,  i persecutori e persuasori del talento, te lo fanno pagare”.

Dopo gli inizi, si abitua un po’ a quella sua vita da internata. La società l’aveva delusa e quindi lei la taglia fuori dalla sua vita così come la società sembrava avesse fatto con lei. Delusa anche dal comportamento del marito. “Mio marito non veniva mai a trovarmi. Ogni giorno mi appostavo davanti all’ingresso e mi accoccolavo per terra, proprio come una geisha, e aspettavo per ore che lui si facesse vivo. Poi, vinta dalla stanchezza, e con le lacrime agli occhi, tornavo nel mio reparto”.

“Ti aspetto e ogni giorno

mi spengo poco per volta

e ho dimenticato il tuo volto.

Mi chiedono se la mia disperazione

sia pari alla tua assenza

no, è qualcosa di più:

è un gesto di morte fissa

che non ti so regalare.”

Lei sosteneva che il manicomio almeno lasciava spazio alla parola, mentre fuori era molto  peggio. “Il vero inferno è fuori, qui a contatto degli altri, che ti giudicano, ti criticano e non ti amano”.

Sosteneva che il poeta soffre  più degli altri perché è più sensibile alla vita e, alle volte, non tenta nemmeno di difendersi dalle cose brutte che gli capitano.

 “E’ bello accettare anche il male. Una delle prerogative del poeta ed è stata anche la mia, è non discutere mai da che parte venisse il male. L’ho accettato ed è diventato un   vestito incandescente, è diventato poesia”

Ora preferisco far parlare i suoi versi, ricchi di sensibilità, amore e tanta speranza, perché Alda nonostante il suo vissuto, nonostante tutte le delusioni non è mai rassegnata, ma sempre pronta a sperare.

(© Alessia S. Lorenzi - Riproduzione riservata)

Le sue poesie, i suoi pensieri, la sua anima

La parete di Alda Merini La parete di Alda Merini

 

"Ho bisogno di poesia
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.”

 

***

 

 

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

 

 

***

 

 

La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.

 

***

 

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

 

***

 

Io come voi sono stata sorpresa

mentre rubavo la vita,

buttata fuori dal mio desiderio d'amore.

Io come voi non sono stata ascoltata

e ho visto le sbarre del silenzio

crescermi intorno e strapparmi i capelli

 

***

 

Pensiero, io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero, dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell’antro della follia.

 

***

 

Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia.
Così, pazzo criminale qual sei
tu detti versi all’umanità,
i versi della riscossa
e le bibliche profezie
e sei fratello a Giona.
Ma nella Terra Promessa
dove germinano i pomi d’oro
e l’albero della conoscenza
Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.
Ma tu sì, maledici
ora per ora il tuo canto
perché sei sceso nel limbo,
dove aspiri l’assenzio
di una sopravvivenza negata.

 

***

 

Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.

 

 

***

 

Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?

 

***

 

A tutti i giovani raccomando:
aprite i libri con religione,
non guardateli superficialmente,
perché in essi è racchiuso
il coraggio dei nostri padri.
E richiudeteli con dignità
quando dovete occuparvi di altre cose.
Ma soprattutto amate i poeti.
Essi hanno vangato per voi la terra
per tanti anni, non per costruivi tombe,
o simulacri, ma altari.
Pensate che potete camminare su di noi
come su dei grandi tappeti
e volare oltre questa triste realtà
quotidiana.

 

***

 

Le mie impronte digitali
prese in manicomio
hanno perseguitato le mie mani
come un rantolo che salisse la vena della vita,
quelle impronte digitali dannate
sono state registrate nel cielo
e vibrano insieme
ahimè
alle stelle dell’Orsa maggiore.

 

***

 

 

I versi sono polvere chiusa
di un mio tormento d'amore,
ma fuori l'aria è corretta,
mutevole e dolce ed il sole
ti parla di care promesse,
così quando scrivo
chino il capo nella polvere
e anelo il vento, il sole,
e la mia pelle di donna
contro la pelle di un uomo.

 

 

***

 

 

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

 

***

 

Bacio che sopporti il peso
della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso
diventa suono e paura.

 

***

 

Non avessi sperato in te
e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore
tu che continui a dirmi
che verrai domani
e non capisci che per me
il domani e’ gia’ passato.

 

***

 

Solo un mano d’angelo
intatta di sè, del suo amore per sè,
potrebbe
offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell’uomo vivente
è troppo impigliata nei fili dell’oggi e dell’ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell’uomo mondarsi
per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d’eterno e d’immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell’uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.

 

***

 

Bambino, se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
che portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento.

 

 

***

 

Amore,
vola da me
con l’aeroplano di carta
della mia fantasia,
con l’ingegno del tuo sentimento.
Vedrai fiorire terre piene di magia
e io sarò la chioma d’albero più alta
per darti frescura e riparo.
Fa’ delle due braccia
due ali d’angelo
e porta anche a me un po’ di pace
e il giocattolo del sogno.
Ma prima di dirmi qualcosa
guarda il genio in fiore
del mio cuore.

 

***

 

Sono folle di te, amore
che vieni a rintracciare
nei miei trascorsi
questi giocattoli rotti delle mie parole.
Ti faccio dono di tutto
se vuoi,
tanto io sono solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate,
io voglio solo addormentarmi
sulla ripa del cielo stellato
e diventare un dolce vento
di canti d’amore per te.

 

***

 

 

Superba è la notte

La cosa più superba è la notte
quando cadono gli ultimi spaventi
e l'anima si getta all'avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue
che finalmente si colora di Dio
e tu preghi che taccia per sempre
per non sentirlo come rigoglio fisso
fin dentro le pareti.

 

 

***


Accarezzami, amore,
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.

 

***

 

 Il mio passato 

Spesso ripeto sottovoce

che si deve vivere di ricordi solo

quando mi sono rimasti pochi giorni.

Quello che e’ passato 

e’ come se non ci fosse mai stato.

Il passato e’ un laccio che

stringe la gola alla mia mente

e toglie energie per affrontare il mio presente.

Il passato e’ solo fumo

di chi non ha vissuto.

Quello che ho già visto

non conta più niente.

Il passato ed il futuro

non sono realtà ma solo effimere illusioni.

Devo liberarmi del tempo

e vivere il presente giacché  non esiste altro tempo

che questo meraviglioso istante.

 

 

***

 

La verità è sempre quella,
la cattiveria degli uomini
che ti abbassa
e ti costruisce un santuario di odio
dietro la porta socchiusa.
Ma l’amore della povera gente
brilla più di una qualsiasi filosofia.
Un povero ti dà tutto
e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.

 

***

 

“In ogni conchiglia c'è il buio del mare.”

 

 ***

La bellezza non è che il disvelamento  di una tenebra cadente e della luce che ne è venuta fuori.”

 

***

 

 S'anche ti lascerò per breve tempo, solitudine mia, se mi trascina l'amore, tornerò, stanne pur certa; i sentimenti cedono, tu resti.

 

***

 

Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita.

 

***

 

Te l'ho già detto: i poeti non si redimono, vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.

 

 

***

 

Il poeta è sempre lontano dall'impossibile.

 

(Alda Merini)

 

 

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